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Significato di Takemusu Aiki

Scrittura di Hitohira Saito Sensei che spiega il significato profondo di “Takemusu Aiki” (letteralmente “generazione infinita dell’Aiki).

Significato di Takemusu Aiki – Hitohira Saito (foto: Alessandro Tittarelli Sensei)

声→心の柄→言魂→気合い [vecchio modo di scrivere: 気合]
身体と魂しい [vecchio modo di scrivere: 魂 ](心)を結ぶ橋である。
武産合気 (Takemusu Aiki)

声ー la voce, il suono
心の柄ーl’anima di un segno linguistico
言霊ーl’anima di una parola (in Giappone le persone credono che le parole abbiano un’anima)
声 (suono della voce) = 気合(non è un grido ad alta voce, vedi significato di “KiAi”)

Il suono della voce (KiAi) diventa un ponte che connette il corpo all’anima

武(arte marziale) 産(creazione) 合気(“KiAi”)

“Nell’arte marziale noi creiamo la connessione fra il corpo e l’anima”

Fonte: Alessandro Tittarelli Sensei

O’ Sensei – Kuden

“Kata mo, hiji mo, koshi mo, kimochi mo sagemasu”

“Spalla, gomito, anche e spirito scendono insieme”

(legato all’esecuzione di Morote dori kokyu ho)

Morihiro Saito - morotedori kokyuho

Morihiro Saito – morotedori kokyuho
fonte: Aikido Journal

Per chi vuole iniziare l’Aikido

Esistono due tipi di praticanti di Aikido: i neofiti assoluti e i neofiti relativi.

I secondi sono coloro che provengono da un’altra Arte Marziale (karate, judo, kendo, kung fu, ecc.) e che, quindi, hanno già una visione di cosa sia la pratica di un’Arte Marziale tradizionale e dell’etichetta richiesta (reigi, qui un approfondimento).

I neofiti assoluti, invece, si approcciano all’Aikido non avendo un “background” del mondo marziale tradizionale, da non confondersi con gli sport da combattimento (qui un approfondimento).

Aikido e principianti.

Aikido e principianti.

Nel nostro dojo, il corso di Aikido è sempre aperto (qui le giornate e gli orari).
Il corso si sviluppa su un anno accademico della durata che va da settembre a giugno.
Non ci sono periodi di accesso al corso. Pertanto è sempre possibile iscriversi ed iniziare le lezioni.

Preparazione Atletica

I principianti avranno un percorso iniziale differenziato dagli altri praticanti, ma solo nelle prime lezioni.
Dopodiché inizieranno gradualmente la pratica, secondo il proprio livello (seguendo uno specifico programma tecnico).

L’Aikido viene praticato sulla base delle potenzialità e della preparazione atletica di ogni allievo.
Non è necessaria una specifica preparazione atletica, che verrà acquisita durante le lezioni.
Tuttavia, trattandosi di un’arte marziale che implica cadute e un contatto fisico, in caso si disturbi scheletrici o motori particolari, verrà valutato insieme all’insegnante se è il caso di iniziare la pratica.

Abbigliamento e dotazioni

Inizialmente si può praticare indossando una normale tuta da ginnastica. La pratica avviene scalzi (con eventuali eccezioni).
Successivamente l’indumento richiesto è il keikogi (tipo quelli per il judo o per il karate).

aikido-gi (keiko-gi)

aikido-gi (keiko-gi)

Un passo successivo, non necessario all’inizio, può anche essere l’acquisto di Jo (bastone di legno) e Bokken (spada di legno).
Inizialmente, comunque, le armi si trovano anche in dojo.

jo, bokken, tanto. Armi dell'Aikido

jo, bokken, tanto. Armi dell’Aikido

Il corso di Aikido del Mushin no Shin Dojo a Udine (Pasian di Prato) ed è organizzato dalla A.S.D. Station Fitness si svolgono a Bertiolo e sono organizzati dalla A.S.D. Shin Dojo Friuli. Chi volesse, può provare una lezione o venire a visitarci durante gli allenamenti.

Quando sbagliate…

Sbagliando s’impara, dice il detto.

Ma chi dice il detto non è giapponese, e non sa che per dire “sbagliato” ci sono “diversi gradi di giudizio”, vediamo quali:

CHOTTO DAME“: un po’ sbagliato, qualcosa non va bene;

DAME“: Sbagliato, non va bene / inutile

CHIGAU“: stai facendo una cosa diversa / è un’altra cosa

ZEN ZEN DAME“: completamente sbagliato / Non va bene niente

MACHIGATTA BUJUTSUDEATTA“: Hai sbagliato arte marziale (let. “vai a fare qualcos’altro”)

 

zen-zen-dame

zen-zen-dame

La prossima volta che, in dojo (vi) sentite pronunciare una di queste frasi, drizzate le orecchie e affinate lo spirito… forse siete voi, forse il vostro compagno o il vostro vicino… diciamo che lo sguardo di Sensei vi può “aiutare” a capire a chi sia rivolto 😉

PS.

Ovviamente l’ultima frase è quasi “tombale”

PPSS

se volete l’A.S.D. Station Fitness organizza i corsi del Mushin no shin dojo, a Pasian di Prato, Udine. Scopri qui maggiori dettagli sulle lezioni.

 

Fra Sport da Combattimento e Arti Marziali ci sono 300 anni di differenza.

L’approccio storico (nei limiti di questo articolo) è importante per capire la differenza che oggi possiamo riscontrare fra la pratica di uno Sport da Combattimento e un’Arte Marziale. La differenza è sostanziale, non solo “di brand”.

ikkyo ude osae

Ikkyo: Ude Osae

Gli anni dello “stato pacifico” sono, per la precisione, 265. Si tratta di un lasso di tempo che intercorre fra un Giappone che, per comodità di svolgimento, possiamo considerare “medievale” e l’inizio del periodo Edo. Successivamente a quest’epoca il Giappone, dopo la fine dell’isolamento imposto da Tokugawa, si trasformerà subito dopo nello stato c.d. “moderno” e poi “contemporaneo” che conosciamo.

Il periodo Edo inizia attorno al 1600 e viene detto anche “era Tokugawa“, prendendo il nome da Tokugawa Ieyasu, capostipite della dinastia di Shogun che pacificò l’isola. In questo periodo il Giappone cambia radicalmente. Partendo da una situazione frammentata di poteri e forze militari, Tokugawa riesce nell’impresa di centralizzare il potere controllando tutta la regione, l’economia, la nobiltà e, ovviamente, le forze militari.

Prima di questo periodo le forze militari, tra i quali i Samurai, vivevano per lo shogun e per il daimyo, per il loro “principe”. Il loro unico scopo era vivere per lui, allenarsi a combattere per lui, morire sul campo di battaglia per lui, possibilmente trafitti da una “nobile” lama. Con lo shogun Tokugawa l’obiettivo non è cambiato, ma mancano le battaglie.

Con l’acquietarsi della situazione politica, stabilizzata dallo shogun, questi combattenti, che non andavano tanto per il sottile nelle loro tecniche di combattimento (pur nella loro già sviluppata etica) attraversano un periodo di lunga pace e, possiamo dire, inattività. Inizia a mancar loro quello che fino a poco tempo prima era l’obiettivo principale: difendere il daimyo, e il suo onore (o il proprio), o combattendo fino alla morte, in battaglie campali alla conquista o difesa di un territorio.

Possiamo dunque notare come sia durante il periodo Edo, quindi, che iniziano a svilupparsi tutti i concetti moderni complessivamente riportabili al Budo. Dall’unione delle esperienze dei Samurai relativamente alle loro competenze tecniche e filosofiche, assieme agli influssi dello Shintoismo e dello Zen, nascono i principi fondamentali delle Arti Marziali moderne.

Guerrieri orientati alla lotta e alla morte, d’innanzi ad un lungo periodo di pace, dovevano trovare il modo di “ricanalizzare” le loro conoscenze, trasformandole da tecniche (jutsu) in “via” (do). Lo Hagakure, “i libro segreto del samurai” di Yamamoto Tsunetomo, così come Il libro dei cinque anelli (Go rin no sho) di Miyamoto Musashi, sono sicuramente i principali testi che evidenziano questo passaggio e la necessità di non disperdere il grande bagaglio di conoscenze dei guerrieri, rivalutarlo e rivitalizzarlo per un nuovo Giappone.

Questo complesso evento storico, qui raccontato molto in breve, fornisce un quadro di sviluppo delle odierne Arti Marziali: passiamo così dal Bujutsu (武術) al Budo (武道) la “via del guerriero”. Da questa “progressione” possiamo capire come tecniche e “modalità” di combattimento che oggi ritroviamo in molti Sport da Combattimento, anche sotto nuovi “brand”, non sono proprio delle novità (in Giappone come in occidente). Se non sotto un paritetico aspetto tecnico, sicuramente per quanto riguarda l’approccio “mors tua vita mea” (= “te-ne-do-finchè-basta“).

Obiettivo di uno Sport da Combattimento, per quanto oneste siano le intenzioni dei praticanti è la vittoria, o meglio, la sconfitta dell’avversario. Mi batto per vincere/vincerlo, sopraffarlo, a volte annientarlo.

In Giappone la casta dei Samurai ha avuto 265 anni di tempo per evolvere da questo approccio. Attraverso il metodo del combattimento si è voluto far evolvere non solo quest’ultimo, ma anche le persone e la loro visione della vita. Il concetto di morte, ad esempio, che inizialmente era legato alla morte fisica del Samurai per il suo daimyo, si è trasformato, innanzitutto, nel concetto di morte dell’ego. In questa prospettiva si è sviluppato uno dei concetti base delle Arti Marziali: mi alleno a combattere per non combattere.

Shiho Nage - Morihiro Saito

Shiho Nage – Morihiro Saito

Obiettivo di un Arte Marziale non è battere l’avversario, ma chiedere il massimo a lui affinchè noi possiamo dare il massimo, è imparare a lottare per capire che nella maggior parte dei casi il nemico è dentro di noi, sudare e faticare con “l’arte della guerra” avendo come obiettivo l’armonia. Mentre l’obiettivo di uno Sport da Combattimento è la sconfitta dell’avversario, quello dell’Arte Marziale, per usare una citazione di Gichin Funakoshi, “(il karate-do) non è l’idea di vincere, ma l’idea di non perdere“.

Non è mia intenzione giudicare o dire l’uno è nel giusto e l’altro nel torto. Ritengo, tuttavia, che sia corretto distinguere i due approcci, soprattutto agli occhi di praticanti meno esperti.

Suzume No Kumo – 1434

Le parole possono danneggiare. Il silenzio può guarire. Sapere quando parlare e quando non parlare è la sapienza dei saggi.
La conoscenza può ostacolare. L’ignoranza può liberare. Sapere quando sapere e quando non sapere è la saggezza dei profeti.
Non bloccata da parole, dal silenzio, dalla conoscenza o dall’ignoranza, una fluente lama taglia in modo pulito. Questo è la saggezza di guerrieri.

SUZUME-NO-KUMO (1434)

japan blade

Japanese blade

Words can damage. Silence can heal. Knowing when to speak and when not to speak is the wisdom of sages.
Knowledge can hinder. Ignorance can liberate. Knowing when to know and when not to know is the wisdom of prophets.
Unimpeded by words, silence, knowledge or ignorance, a fluent blade cuts cleanly. This is the wisdom of warriors.

SUZUME-NO-KUMO (1434)

L’importanza del rituale nelle Arti Marziali

… state per iniziare la lezione di Aikido. Cominciate a prepararvi. Iniziate dall’indossare il vostro gi e poi vi allacciate la cintura. Successivamente indossate l’hakama, sentite come i legacci si annodano attorno alla vostra vita e come il koshi-ita preme sui lombi. La compattezza della legatura dell’hakama vi fornisce la sensazione di compostezza, ricorda l’esigenza di mantenere il controllo del vostro centro, per un perfetto equilibrio. Salite sul tatami, vi inchinate verso il kamiza vi preparate per iniziare… con il saluto comune.

Aikido Kamiza Shin Dojo

Kamiza

Prima di ogni lezione si inizia con il saluto comune, verso il kamiza, dove sono presenti le foto di o’ Sensei Morihei Ueshiba e quella di Morihiro Saito (se seguite l’Iwama ryu). Fate un inchino profondo in segno di rispetto verso queste due figure importanti nella vostra pratica marziale. Dopodiché fate un saluto reciproco, comune, rivolto al sensei e ai mudansha (allievi più giovani) e yudansha (allievi con più anni di pratica).

Saluto Aikido Rei

Rei – Saluto

Questo saluto verso il kamiza e verso i praticanti, non è solo un segno di forte rispetto, ma anche uno stimolo mentale. Con un solo movimento l’inchino annuncia che è venuta l’ora dell’incontro, ora si pratica.

E’ risaputo che tra gli atleti professionisti, il cambiamento mentale viene indotto quasi sempre da un comportamento fisico. Se un atleta vuole modificare il proprio stato mentale durante una competizione, deve prima effettuare un determinato movimento, fare qualcosa con il corpo prima che la mente ne avverta l’effetto.

Un rituale è anche il caffè preso la mattina (o non preso), quello che fate abitualmente definisce un contesto… e spesso una condizione mentale. La cosa interessante è che noi stessi siamo quelli che creano il rituale e, quindi, quelli che creano il condizionamento… su noi stessi.

“Noi siamo quello che facciamo più spesso. La perfezione, quindi, non è atto ma regola“. (Aristotele)

Il cambiamento della postura produce un cambiamento nella mente: partire dal corpo per influenzare la mente.

Anche la pulizia del dojo, prima di iniziare la pratica, fa parte di un rituale. Esso serve a pulire il dojo (ovviamente) perchè quando subiamo una tecnica ci piace mettere la faccia su qualcosa di pulito, ma è anche e soprattutto un metodo per pulire la mente, aiuta a stabilizzare eventuali situazioni di stress o carico emotivo raccolte durante la giornata.

Fare il saluto prima di iniziare la pratica dice al cervello che bisogna rispettare chi si ha davanti (è anche un ottimo suggerimento per non prendere mai alla leggera il nostro avversario), che adesso è il momento in cui si fa sul serio, che ci si deve impegnare e che se non si fa attenzione … bamp! rischi di prenderti qualcosa in faccia.

Fare il saluto alla fine della lezione e piegare l’hakama è un rituale che ci ricorda che l’allenamento è finito (ma non la lezione) che dobbiamo immagazzinare quello che abbiamo appreso, riordinarlo affinché sia pronto per la lezione successiva.

hakama aikido folding piegare

Piegare l’hakama

L’abitudine del rito non è solo un fatto esteriore, comunque valido, ma un atto interiore, richiamato al cervello attraverso il corpo.

“Il rituale è il modo con cui rimaniamo onesti nei confronti dell’universo.” (Sobonfu Some)

Dal “ko tai” al “ki tai” nella pratica dell’Aikido

La progressione nella pratica nell’Aikido

Nella pratica dell’Aikido esiste una classificazione relativa alla modalità di studio e di apprendimento. Tale classificazione si rifà ad una tassonomia di alcuni elementi che vengono classificati secondo i loro stadi: solidoflessibilifluido/liquidogassoso. Come per gli elementi a cui si riferisce questa progressione, essa viene adattata alla pratica dell’Aikido per definire i momenti nei quali il praticante si trova lungo la sua esperienza sulla via.

KO TAI – Lo stadio solido

Rappresenta il primo stadio, quello dove le tecniche vengono studiate in modo preciso e dove gli angoli d’entrata e di movimento, sempre fondamentali, vanno studiati con estrema attenzione. Nello stile Iwama ryu corrisponde alla forma di studio “KI HON” (“step-by-step”). Qui viene testata la capacità del praticante di considerare il proprio corpo, come si comporta di fronte ad un attacco solito ma invariabile. Qual’è la corretta sequenza dei movimenti da compiere per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Quindi capire, attraverso la pratica, quali sono i movimenti inutili, anche se non dannosi e quelli inutili e pericolosi. Possiamo considerarla una fase di studio dell’ecologia dei movimenti. E’ una fase abbastanza lunga, considerando che uno dei Kuden del fondatore indica che la pratica in forma KI HON dovrebbe essere fatta fino al 3° dan.

Ko Tai - lo stato solido

Ko Tai – lo stato solido

JU TAI – Lo stadio flessibile

Esso rappresenta il secondo stadio, nella pratica dell’Aikido viene considerato quello stadio dove la tecnica, nella forma KI HON, viene eseguita in modo flessibile. Si riscontra sempre una linearità dei movimenti e attenzione agli angoli di entrata, ma si contraddistingue per una accennata assenza di rigidità tipiche della prima fase. L’allievo si muove sempre seguendo un preciso schema, ma il corpo già comprende come adattare il movimento affinché si rispettino i parametri ma si ottenga il risultato. Tecnica, efficacia, ordine e struttura iniziano ad unirsi in modo uniforme e personale rispetto alla fisicità del praticante.

Ju Tai - lo stadio flessibile

Ju Tai – lo stadio flessibile

RYU TAI – Lo stadio fluente

Il terzo stadio, quello fluente, si può anche suddividere in due sotto stadi: uno fluente (ryu tai appunto) e uno fluido, detto Eki Tai. La distinzione fra i due livelli non è sempre facile da individuare ma la percezione, anche visiva, è chiara. Nello stadio fluente le tecniche sono eseguite senza interruzioni, nonostante si possano ancora intravedere tracce dei due precedenti livelli. Il movimento è fluente ma ancora presenta tracce di “solidità” Nello stadio immediatamente successivo, l’Eki Tai, il movimento  fluido aumenta di mobilità diventando liquido. Il praticante ha la capacità di armonizzarsi all’inizio dell’attacco, in un KI NO NAGARE e dinamico, secondo l’immagine dell’acqua. Con questo stato si raggiunge la piena capacità di applicazione dell’ AWASE (“armonizzazione”).

Ryu Tai - lo stadio fluente

Ryu Tai – lo stadio fluente

KI TAI – Lo stadio gassoso

E’ il quarto stadio, quello più etereo. Nell’Aikido individua quel praticante che esprime i suoi movimenti con completa libertà e totale naturalezza in perfetta unione sia nella forza fisica che in quella spirituale. In questa fase non solo è possibile raggiungere un’applicazione dell’AWASE ma addirittura la tecnica nasce in modo spontaneo, naturale e senza “premeditazione” (TAKE MUSU). Come l’immagine dell’acqua che diventa vapore, così l’Aikidoka si muove e si adatta alla situazione, agendo secondo necessità.

Ki Tai - lo stadio gassoso

Ki Tai – lo stadio gassoso

Considerazioni finali. Stilando questo post mi è sorta una domanda: considerando valida questa progressione, relativamente alla pratica dell’Aikido, è corretto tenere conto della possibile entropia?

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